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Il design è un linguaggio trasversale che si esprime anche a tavola

Uno dei valori che da sempre Skema vuole trasmettere è che la scelta del pavimento è un'operazione di interior design, ossia non è solo prendere un materiale per rivestire una superficie, bensì si tratta di scegliere un elemento funzionale e decorativo all'interno di un progetto generale.

L'armonia tra estetica e funzionalità è l'obiettivo da raggiungere in tutti i nostri progetti arredativi.
Ciò comporta avere uno sguardo d'insieme e la capacità di coordinare tra loro più elementi.

Una regola aurea che tutti i professionisti dello stile applicano nel loro lavoro, qualsiasi sia il loro ambito.

Per dimostrarlo, abbiamo intervistato per voi la Food Designer Valentina Pozzobon che ci ha introdotto a questa particolare ed emergente professione dove il cibo diventa protagonista di racconti, immaginari, messaggi sociali, identità di stile e filosofie di pensiero.

Valentina, innanzitutto cos'è il food design?

Il food design è progettazione alimentare, il professionista di questo settore conosce il cibo ma non è uno chef, spesso sono architetti che “progettano” il cibo, guardando alla sua forma e alla sua funzionalità, considerando il contesto in cui andrà ad inserirsi.
Nel food design il cibo è l'elemento di partenza per una ricerca che coinvolge tutti i sensi e deve portare ad un progetto razionalizzato che migliora l'esperienza del nutrirsi.

Quindi possiamo considerare il food designer un progettista, alla pari di un interior designer?

Esattamente, non a caso questa disciplina relativamente nuova si inserisce in un percorso di studi specifico alla scuola politecnica di design di Milano.
Il compito di un food designer è quello di mettere in luce tutta l'esperienza valoriale che il cibo trasmette, spesso in modo inconscio.
In questo ambito si lavora su tre aspetti legati al cibo: la forma stessa del cibo, legata soprattutto alla sua parte funzionale, pensiamo alla forma della pasta studiata per raccogliere al meglio il sugo, o alla dimensione di un cioccolatino creato a livello industriale e studiato per essere mangiato con un morso. C'è poi lo studio del packaging, che deve essere funzionale ma anche capace di trasmettere l'identità del marchio, oppure è focalizzato su tematiche ecosostenibili come il food waste o la salvaguardia delle risorse, in primis l'acqua. 
Infine il food designer si occupa anche dell'esperienza dell'atto del mangiare e studia come presentare il cibo ai commensali. In questo caso si parla di eating design ed è spesso applicato negli eventi aziendali, nei banchetti istituzionali o negli eventi artistici e culturali.

È corretto affermare che il cibo è una delle massime espressioni culturali?

Il cibo è cultura. Esso racchiude una componente simbolica fortissima, sia a livello personale sia a livello sociale. Questa presa di coscienza ha fatto nascere il ruolo del food designer a cui sempre più aziende si rivolgono per esprimere attraverso i cibo e gli eventi culinari dei messaggi specifici, che possono esssere l'identità dell'azienda, il racconto di un prodotto aziendale, fino alla performance artistica legata ad un dibattito o alla sensibilizzazione del publico su un tema specifico.
Del resto, il cibo è materiale di discussione etico, estetico, religioso, culturale, lega tutti nella discussione e permette di conoscersi e di creare relazioni.

Veniamo ad un tema molto caro a Skema: il concetto di mood. Esiste nel mondo del food design? Se sì, come si esprime? 

Il food designer è un progettista dello stile, nel prodotto e nel contesto in cui si inserisce il prodotto.
Per questo uno degli strumenti alla base dei suoi progetti è proprio il mood board, utile per dare la prima forma dell'idea e inquadrare l'esperienza che si vuole ottenere. Con il mood board si può capire quale tipo di sensazione vuoi dare con quell'esperienza culinaria e permette di far vedere in un'unica panoramica gli spazi in cui si inseriranno le portate, gli abbinamenti dei colori, i materiali che si useranno per decorare e creare la cornice dell'evento dove il protagonista resta sempre lui: il cibo. Il mood diventa un fatto di coerenza.
I materiali dal tavolo, la mobilia, il modo in cui verranno servite o disposte le portate, i piatti, i fiori, le luci, quindi colori, tutto viene studiato e coordinato
In base all'evento si determinano tutti gli elementi che devono trasmettere attraverso i sensi del gusto, della vista, del tatto e dell'olfatto il racconto, l'esperienza che si vuole trasmettere.

Il mood è l'espressione di un'armonia, una rappresentazione di valori e idee.

Cos'altro caratterizza il tuo lavoro?

Coerenza e identità sono le parole chiave che muovono i miei progetti. Tutto parte da uno studio a priori di quello che il cliente vuole, ma anche dei valori di cui si fa portatore, solo se si è coerenti con quanto esprime il cliente si può portare in tavola il suo messaggio e quindi la sua identità.

L'Armonia è sicuramente un fattore chiave, del resto noi riconosciamo la bellezza negli oggetti, nelle forme che hanno armonia. Questa è  una regola che anche io rispetto quando vado a scegliere la posizione dei vari elementi, la scelta dei colori, le dimensioni e le forme da abbinare tra loro. Esistono le regole del table setting che vanno rispettate, un esempio semplice quello dell'altezza dei fiori a tavola, deve essere tale da non disturbare la visuale tra commensali.
La mia scelta spesso ricade nell'essenzialità, pochi elementi ben studiati che mi aiutano a mettere in luce il messaggio e creare l'atmosfera desiderata. Ciò che conta è mantenere la coerenza tra il messaggio e la sua rappresentazione.

Armonia, cibo dall'alto contenuto simbolico, l'atto del mangiare come rappresentazione di un bagaglio culturale. Il food designer è uno scenografo del cibo, un architetto di eventi e buffet, che può fare quello per cui eravamo sgridati da bambini: giocare con il cibo.
Ma non c'è nulla di improvvisato in questa che è una vera e propria disciplina dove le regole del design si applicano ad uno degli aspetti più importanti della vita.
La nostra food designer ci ha dimostrato ancora una volta come decorare, arredare, pensare ad un progetto che coinvolge l'estetica e la funzionalità, è un tema di grandissima attualità che coinvolge sempre più mondi. 
Che sia la tavola di un evento o il rinnovo degli spazi abitativi, oggi la necessità di pensare ad un progetto globale dove ogni elemento è coordinato, è fondamentale.


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